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La storia del pi greco
...dalla civiltà dei babilonesi ai giorni nostri
Il massimo periodo di fioritura della cultura babilonese si ebbe tra il 2200 a.C. e il 1700 a.C.
In Mesopotamia il ruolo della geometria era insignificante e quasi sempre legato ad applicazioni pratiche. Essi conoscevano certamente il teorema di Pitagora e la similitudine dei triangoli. Per ottenere l'area del cerchio usavano la formula A=c2/12, dove c indica la circonferenza. Ciò equivale ad usare per p il valore 3. E' da 3 che comincia dunque la nostra storia.
Per calcolare la lunghezza della circonferenza inscritta nell'esagono regolare, i babilonesi usavano un rapporto che implicava per p il valore di 3+1/8, che equivale a 3,125. Il valore assegnato a p dai babilonesi era approssimato per difetto. Gli antichi egizi assegnavano, invece a p un valore approssimato per eccesso.
Essi calcolavano l'area del cerchio mediante la formula A=(8/9 d)2, dove d è il diametro. In questo caso p assume il valore 256/81 (circa 3,1605). Occorre arrivare al grande Archimede di Siracusa (287-212 a.C.), per avere i primi due decimali esatti di p. Egli cerca di calcolare la lunghezza della circonferenza per mezzo del perimetro dei poligoni inscritti e circoscritti. La circonferenza ha infatti una lunghezza compresa tra il perimetro di un poligono inscritto e quello di un poligono circoscritto ad essa.
Le misure di tali perimetri si avvicinano sempre più tra loro con l'aumentare del numero dei loro lati, permettendo di restringere sempre più l'intervallo entro il quale deve essere compresa la misura della circonferenza che si desidera trovare. Per tale via, egli riesce quindi a stabilire due valori tra cui p è compreso: (3+10/71) < p < (3+1/7).
Il primo dei due valori vale 3,1408... e il secondo vale 3,1428... Sono occorsi quasi due millenni per passare da una a tre cifre esatte del nostro numero. Non basterà invece il tempo passato e futuro dell'umanità per trovare tutte le altre cifre. E' stato dimostrato infatti da Lambert nel 1761 che p è un numero irrazionale. Perciò le sue cifre decimali sono illimitate e non periodiche e nessuno potrà mai scriverle tutte.
Successivamente, nel 1882, Lindemann dimostrò che p è un numero trascendente (significa che esso non può essere ottenuto da un'equazione algebrica a coefficienti razionali), ponendolo in una particolare categoria di numeri irrazionali, che si distinguono rispetto a quelli cosiddetti algebrici. Pur non potendo quindi scrivere tutte le cifre di p, alcuni grandi matematici hanno tuttavia affrontato il problema di scoprire un procedimento che permettesse di trovare quante cifre decimali si desiderano.
Riprendiamo quindi il nostro racconto per descriverne le tappe più significative. I romani si limitarono alla conoscenza, senza ulteriori approfondimenti. Gran parte della geometria di Archimede, per via della sua complessità, finì per essere dimenticata. Gli uomini del medioevo dovevano risolvere problemi di stretta sopravvivenza e non potevano certo dedicarsi agli studi.
Dobbiamo perciò arrivare al Rinascimento per assistere ad uno spettacolare rifiorire della scienza. In tale periodo, tra i matematici, si sviluppò un'ampia ricerca sui numeri irrazionali. François Viète (1540-1603), riprendendo il metodo di Archimede ed usando le radici quadrate, calcolò il valore di p considerando poligoni regolari di 4, 8, 16,... lati inscritti in un cerchio di raggio unitario. Per tale via egli trovò che il valore di p è dato da:
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| 22 maggio 2008 | Aquilini Francesca - Matricciani Valentina - Persia Valentina |